Capire la pittura di Angelo Marchetti per capire la sua Arte ...

... La mistica ...

PDFStampa

Angelo Marchetti è stato un artista che, per libera scelta, si è allontanato dal circuito “dell’arte” verso la fine degli anni ’70, scomparendo di fatto dal mercato, sia per tormentate vicissitudini esistenziali che per la volontaria scelta di estraniarsi totalmente (come forma di ribellione culturale alle regole imposte dal mercato), a costo di abbandonare nell’oblio il proprio successo d’artista. Ma nel contempo, non ha mai interrotto la produzione artistica, riservandola solo in parte ad una cerchia ristretta di collezionisti ed il resto per ricerca personale, ed ora riemersa alla luce.
Nel realizzare questa pubblicazione con opere fino ad ora mai esposte, alcune provenienti da collezioni private, si vuole ripresentare l'artista per il suo valore espressivo e ricollocarlo più compiutamente nel quadro globale dell'arte contemporanea e, per questo intento, si è pensato di far parlare direttamente il pittore,

   Olio su tela 
in una sorta di auto-presentazione, rivelando un suo scritto che fù utilizzato da Angelo come appunto personale, in occasione diuna prima serata per l’inaugurazione di una mostra presso la galleria d’arte “La Cripta”, attiva in Milano fino agli inizi degli anni ‘80. 
 

... Il periodo buio ...

PDFStampa

  

Leggendo sopra abbiamo inteso chiaramente lo spiccato senso di fede religiosa di Angelo Marchetti uomo-artista, come uomo alla continua ricerca, pur cosciente di non raggiungere mai la “sapienza”, ma ostinato nel cercare il significato della Grazia della Consapevolezza.
Come artista con le sue “tele”, che sono poi le sue traduzioni d’idee, il suo personalissimo modo di voler comunicare le emozioni e gli stati mentali; precisando che solo al termine della comunicazione, va attribuito un significato molto particolare, Angelo Marchetti artista, sa usare l’immagine come codice comunicazionale, cosciente che le regole sono soggettive ma non arbitrariamente interpretabili.
Chi si confronta con queste opere d’arte, entra in risonanza con questo “mezzo-tramite” della comunicazione espressiva, non esimendosi dall’innescare i propri processi mentali che portano alle emozioni, dal godimento o stati di serenità a disagi interiori fino alle inquietudini.

Dall’apocrifo di Didimo Giuda Tommaso, §2 Gesù disse: “Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando non avrà trovato e quando troverà sarà commosso e si stupirà¹, e così commosso contemplerà e regnerà sul tutto.”
Usando le parole di Angelo Marchetti "...Posso perciò dire in piena coscienza, di cercare, di cercare in continuità . Perché solo verso questo sono proteso. …”

 

... Le "Opere Nere" ...

PDFStampa

Periodo buio o delle Opere Nere

  

Dall'inizio degli anni ’70, Angelo Marchetti si è immerso in pieno nel suo inquieto periodo buio, accompagnato da una propria scarsa disponibilità al compromesso, un periodo dove il sentire è solo e unicamente vergato dalla drammaticità dell’esistenza personale, lo scandagliare nel più torbido sentire maledetto del binomio uomo-artista.
I quadri sono stati concepiti e realizzati principalmente nelle ore notturne, momento dove ogni minima interferenza quotidiana si annulla, breve istante di tempo in cui la stanchezza fisica lascia spazio ad un oscuro alone di confusione in cui ogni intrusione è legittimata dall’immateriale inquietudine della mente, che fotografando psicodrammi di vita vissuta (forse in realtà parallele…), abbandona da solo l’uomo a focalizzare il suo genio nel concepimento dell’opera.
Qui si tradurrà in immagine dal forte impatto visivo, il suo sentire d’artista travagliato nell’intimo; infatti, le opere di Angelo sono concepite prima ancora di essere chiavi di critica estetica, come concetti filosofici.

Composti da prima, scandagliando con delicatezza e senso del pudore le paure degli altri, per avere un riscontro di umanità in sé stesso, (forse raggiunto il limite della follia? …) poi in perfetto stile freudiano nel ricercare le emozioni nel proprio subconscio, dedicandosi con meticolosità a rappresentare le sue. Le opere che si collocano nello spazio come presenze vive e, in un certo senso, rese sacre dalla vivida presenza dell’Essere Superiore, anche quando questa presenza è posta al di fuori dei limiti spaziali dettati dalla tela, ed ecco la sacralità dell’opera.